IL CIRCO CAPOVOLTO

SABATO 11 OTTOBRE 2014 – ORE 21
TEATRO COMUNALE DI DOZZA
Via XX Settembre, 51 – Dozza (BO)
Rassegna PERSONAE – Percorsi Teatrali

Teatro delle Temperie
“IL CIRCO CAPOVOLTO”

di e con: Andrea Lupo
regia: Andrea Paolucci
luci e suoni: Andrea Bondi
musiche: David Sarnelli
Ispirato all’omonimo romanzo di Milena Magnani, vincitore del premio “Riviera delle Palme – narrativa 2009”
Una Produzione in collaborazione con Teatro dell’Argine e con il sostegno della Regione Emilia-Romagna

Uno spettacolo intenso ed emozionante. Un vortice in cui memoria, appartenenza, famiglia e sangue si mescolano a guerra, deportazioni, tradimenti, fughe e vendette. Un circo costretto in dieci scatoloni in attesa di liberare tutto il suo carico di storie, di umanità, di gioia e di leggerezza. Un uomo in fuga che si racconta a un gruppo di bambini di un campo rom e lascia a loro in eredità quegli scatoloni che, oltre a un circo, contengono tutta la storia della sua famiglia. Sette bambini trovano finalmente fra un trapezio, cinque clave e qualche vecchio costume una nuova speranza di riscatto e di felicità. Branko Hrabal è morto, ucciso fuori da un campo nomadi. Vicino al suo corpo c’è Senija, una bambina che lo guarda come aspettando che si svegli. Branko è arrivato in quel campo con i dieci scatoloni del circo ereditato da suo nonno e ha trovato un gruppo di bambini che lo hanno quasi obbligato a raccontare la storia di quegli sca- toloni. Raccontando, Branko ha potuto trasmettere a quei bambini una possibilità di futuro, forse di riscatto… Nascosti nelle cantine di un vecchio palazzo abbandonato i bambini, ispirati da Branko, hanno lavorato sodo e hanno dato vita ad un nuovo circo, un circo sottoterra, un circo capovolto.

Uno spettacolo
intenso ed emozionante

un vortice
in cui memoria, appartenenza, famiglia e sangue
si mescolano a guerra, deportazioni, tradimenti, fughe e vendette

un circo
costretto in dieci scatoloni
in attesa di liberare tutto il suo carico di storie
di umanità, di gioia e leggerezza

un uomo in fuga
che si racconta a un gruppo di bambini di un campo rom
e lascia a loro in eredità
quegli scatoloni che oltre a un circo
contengono tutta la storia della sua famiglia

sette bambini
con occhi pieni di incantamento
trovano finalmente fra un trapezio, cinque clave
e qualche vecchio costume
una nuova speranza di riscatto e di felicità.

Branko Hrabal è morto
sette pugnalate lo hanno ucciso fuori da un campo nomadi
vicino al suo corpo
c’è Senija, una bambina
che lo guarda come aspettando che si svegli

Branko è arrivato in quel campo
con i dieci scatoloni del circo ereditato da suo nonno

nel campo ha trovato un gruppo di bambini curiosi
che lo hanno quasi obbligato a raccontare
la storia di quegli scatoloni

e raccontando
Branko ha potuto trasmettere a quei bambini
una possibilità di futuro, forse di riscatto

nascosti nelle cantine di un vecchio palazzo abbandonato
i bambini ispirati da Branko
hanno lavorato sodo e hanno dato vita ad un nuovo circo
un circo sottoterra, un circo capovolto

Questo spettacolo arriva come il risultato di un percorso iniziato insieme all’autrice, Milena Magnani, nel 2008, anno di pubblicazione del romanzo e dell’elaborazione di una lettura drammatizzata che ha accompagnato in tutta Italia la presentazione del romanzo stesso. Lo spettacolo nasce, prima di tutto, dalla curiosità verso un popolo, quello Rom, che pur vivendo all’interno della nostra comunità, non ne ha mai veramente fatto parte e ha mantenuto nei secoli la propria identità pur mescolandosi e immergendosi in culture diverse, fra popoli differenti. Le differenze sono il vero filo rosso di questo spettacolo. Differenze come valori aggiunti e non come ostacoli, non come limiti invalicabili, non come pretesti per allontanarsi.

Differenze come occasioni, come opportunità, come incontri. Differenze fra le persone che vivono all’interno dei campi; fra chi vive nei campi e chi vive fuori. Differenze fra chi arriva nei campi e chi nasce già nei campi e da lì non ha nessuna speranza di andarsene. Differenze fra chi non è neppure più in grado di immaginare una differenza per se, per la propria famiglia, per la propria gente e chi invece riesce ancora a vedere negli occhi curiosi dei bambini una possibilità di futuro e forse di riscatto.
Andrea Lupo

Incontro il testo di Milena perché me lo regala una mia giovane amica. Ha gli occhi ancora rossi per la commozione e mi dice che è un romanzo “scritto apposta per te: parla di bambini, circhi e campi Rom”. Inizio la lettura un po’ scettico: cosa c’entro io con questo Branko, e con Senija, Ibrahim e il vecchio Napapó e il suo strampalato Kék Cirkusz? E mentre mi faccio queste domande leggo di padri e figli, di regole dure da rispettare e giuramenti difficili da mantenere. Ed è una favola, ed è una parabola, ed è un romanzo, ed è una confessione. Ed è ironico, ed è malinconico, ed è comico, ed è cattivo. Ed è leggero, magico e ti si appiccica dentro facendoti vacillare, inesorabilmente.E sembra proprio scritto per te. Arrivo in fondo tutto d’un fiato e proprio in quel momento mi chiama Andrea Lupo e mi dice “ho finalmente trovato il testo giusto per lavorare insieme”. Mi asciugo gli occhi e rispondo d’un fiato: “Arrivo!”.
Andrea Paolucci

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