27 ottobre: The Gang in concerto!

Sabato 27 Ottobre 2012 – ore 21
TRACKS – Tracce d’autore

THE GANG
in concerto!

Marino Severini – voce e chitarra
Sandro Severini – chitarre

Ingresso: INTERO Euro 15,00 – RIDOTTO Euro 13,00

Sandro e Marino Severini cominciano la loro avventura musicale molto presto, in un paesino delle Marche di nome Filottrano, il luogo di nascita che li ha visti crescere e imparare i primi rudimenti chitarristici.
Intorno ai tredici anni si coagulano nel primo gruppo semiserio della loro storia e cominciano a esercitarsi seriamente agli strumenti preferiti. Sono gli inizi di un’esperienza, non certo originale, che coinvolge moltissimi adolescenti, affascinati dal mondo del rock’n’roll e dalla sua filosofia di trasgressione. E’ un’età in cui si assorbe come spugne tutto ciò che interessa e la musica per Marino e Sandro, più giovane di qualche anno, si capisce subito che rappresenta molto. E’ questo il momento in cui cominciano a fare delle scelte, ad orientare i propri gusti e frequentare chi la pensa nello stesso modo: siamo verso la metà degli anni Settanta, un momento in cui l’eredità di un rock un pò rantolante viene raccolta dal movimento punk che comincia a far parlare di sé. Esplodono i Sex Pistols, una band che non badava tanto per il sottile e che manifestava il disagio giovanile in modo violento ed eclatante.

Nel ’76 il Melody Maker dedica la sua copertina agli scontri avvenuti nei locali dove il gruppo smette di suonare per azzuffarsi con il pubblico. Per una realtà di provincia questi fatti sono sensazionali ed eccitano la curiosità. Da noi è il momento delle case occupate e dei centri giovanili che i futuri Gang frequentano assiduamente facendosi un’idea precisa della situazione sociale e politica italiana. Alla fine dei Settanta Sandro parte per il servizio di leva e c’è ovviamente un break per quel che riguarda la loro attività, ma c’è anche voglia di pianificare un futuro che abbia un riscontro sul piano musicale. “Non è che noi pensassimo già di dedicarci professionalmente alla musica”, dice Marino, “ma la necessità di capire bene quale via seguire con convinzione ci sembrava importante e così ci ripromettemmo che al suo ritorno ci saremmo dati da fare, intanto avremmo lavorato sulla chitarra per averne sempre più padronanza”.

Seguì un viaggio a Londra che mise i fratelli Severini a contatto diretto con la realtà socio-musicale della capitale inglese. Videro il fenomeno punk nel suo contesto ambientale e si resero conto dell’impatto fortissimo che esso aveva sui giovani, che non si trattava di un movimento di pensiero astratto, bensì di un modo di interagire fortemente radicato sul territorio. Essere punk, dunque, non significava solo trapassarsi le guance con le spille e andare in giro con jeans stracciati e anfibi, voleva dire, molto più concretamente, organizzarsi per salvaguardare i propri diritti e appropriarsi, per quel che era possibile, della qualità della vita.

L’esercito punk era in gran parte costituito da disoccupati ed emarginati che vivevano nelle squallide periferie londinesi e che ogni tanto decidevano qualche raid nella capitale, per il resto avevano i loro quartieri, i loro bar e ovviamente la loro musica. Marino e Sandro si resero conto che la realtà della loro provincia non era altro che un microcosmo con buona parte degli stessi problemi. Quel viaggio, insomma, li mise davanti ad una realtà molto diversa dall’idea che si erano fatti del punk, spesso dipinto come un’accozzaglia di nazisti, gratuitamente dediti alla violenza.

Come buona parte dei fenomeni giovanili che partono da una base sociale di assoluta precarietà, il punk aveva in sé tanta rabbia e disgressione da permettere la nascita di nuovi modelli perfettamente adattabili alla contingenza. I Clash furono per i fratelli Severini una vera e propria folgorazione. Quando ritornarono a casa si tagliarono capelli e barbe e cominciarono a provare i loro repertori, a studiare come venivano strutturati i testi e a comporre loro stessi i primi pezzi direttamente in inglese. C’era una grande voglia di stare insieme, di fare gruppo, sperimentare e condividere situazioni nuove e soprattutto quel modo di fare musica che conferiva finalmente qualcosa di elettrizzante e sensazionale. I gruppi che nascevano intorno al loro giro avevano altrettanto entusiasmo e capitava spesso che alla fine della settimana si mettessero d’accordo per dividere le spese dell’affitto di una sala cinematografica o di un’ex discoteca e suonare per un pubblico di affezionati, desideroso di veder svilupparsi anche lì la scena punk che li coinvolgesse. A quel punto il massimo riferimento era London Calling, un album fondamentale della storia dei Clash, uscito nel ’79, che segna una svolta di maturità fondamentale di grande rilievo. Anche il successivo Sandinista si rivelò fondamentale per Marino e Sandro perché contribuì a metterli in contatto con la realtà del Sud del mondo, quello più sfruttato e prevaricato, tema che sarebbe diventato molto sentito dai Gang e più volte riproposto nel corso della loro carriera.

Sandro e Marino Severini, fondano il primo gruppo (Ranxerox) sul finire degli anni Settanta; cambiano poi nome in Paper’s Gang e, definitivamente, in The Gang nel 1983. Avendo come principale riferimento musicale i Clash, iniziano l’attività discografica cantando in inglese e autoproducendo prima l’extended play con otto brani “Tribe’s union” (1984), poi l’album “Barricada Rumble Beat” (1987). Mentre la vena esplicitamente punk si amplia con influenze rhythm&blues, il gruppo firma per la CGD e pubblica “Reds“ (1989), che risente di una fresca passione per il folk (al disco collabora Ambrogio Sparagna, organettista). La svolta verso i testi in italiano matura all’inizio degli anni Ottanta e si concretizza in una trilogia discografica aperta da “Le Radici e Le Ali” (1991), proseguita da “Storie D’Italia” (1993, prodotto da e scritto con Massimo Bubola) e conclusa da “Una Volta Per Sempre” (1995). Il forte impegno politico e sociale dei testi è costante (il brano più significativo ne è forse “200 giorni a Palermo”, da Storie D’Italia), mentre nella band entra il tastierista e fisarmonicista Andrea Mei e iniziano collaborazioni con Antonello Salis, Mauro Pagani, Daniele Sepe, David Riondino. Il disco successivo, “Fuori Dal Controllo” (1997) segna il ritorno a un suono essenziale (basso-chitarra-batteria) e traccia ritratti di personaggi “eretici” della storia italiana (come Giordano Bruno, Pier Paolo Pasolini, ma anche Maria Goretti).  “Controverso” (2000) chiude il rapporto con la discografia “ufficiale”, e nella primavera 2001 i Gang danno vita al progetto live “Gang City Ramblers”, insieme ai Modena City Ramblers.  Nel 2004 esce “Nel Tempo e Oltre, Cantando”, realizzato insieme al gruppo di ricerca e canto popolare La Macina; nel 2006 viene pubblicato “Il Seme e La Speranza”, realizzato con il contributo della Regione Marche. Sempre nel 2006 il batterista Paolo Mozzicafreddo, nella band dal 1997, muore a soli 31 anni a causa di una malattia. Nel luglio 2008 esce il doppio dal vivo “Dalla Polvere Al Cielo” (Latlantide).

Con Daniele Biacchessi, nel 2009 viene realizzato “Il Paese Della Vergogna” (Latlantide), progetto di teatro canzone il cui filo conduttore sono le storie d’Italia. Ad aprile 2011 esce il nuovo disco, “La Rossa Primavera”, che ha come filo conduttore i canti della Resistenza. A pochi mesi di distanza esce “Gang e I Suoi Fratelli” (Latlantide), registrato dal vivo a Villa Potenza, in memoria di Paolo Mozzicafreddo. E nel gennaio 2012 con Daniele Biacchessi e Massimo Priviero, i Gang danno alle stampe “Storie dell’altra Italia”, progetto live che raccoglie storie della Resistenza, degli anni Settanta e dell’antimafia.

La formazione attuale è composta da:
Marino Severini – voce e chitarra, Sandro Severini – chitarre, Francesco Caporaletti – basso, Luca Ventura – batteria, Fabio Verdini – hammond, piano e fisarmonica

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