29/11/14: DEAD CAT IN A BAG

SABATO 29 NOVEMBRE 2014 – ORE 21
TEATRO COMUNALE DI DOZZA
Via XX Settembre, 51 – Dozza (BO)
Rassegna TRACKS – Tracce d’autore

DEAD CAT IN A BAG
“Late For A Song Tour”

Luca Swanz Andriolo – voce, banjo, chitarra, chumbus, mandolino, balalaika, pump organ, percussioni
Roberto Abis – chitarre, tastiere, dobro, chitarra-banjo, viñuela, lap steel, armonium, moog, trattamento del suono
Andrea Bertola – violino, percussioni
David Proietto – contrabbasso
Scardanelli – fisarmonica, chitarra, zaino-batteria, sega ad archetto, pianoforte

Late for a Song è il nuovo, secondo disco dei Dead Cat in a Bag. Dopo la lusinghiera accoglienza della critica per il primo album, Lost Bags, e le incursioni live in sestetto e quartetto, la band ha radicalizzato il suo approccio nomadistico al folk: Late for a Song è fatto di fiori appassiti e ruote dentate e suona come la colonna sonora di un immaginario western post-atomico interpretato da gitani, ambientato in un ventoso deserto cosparso di giostre in disuso, fabbriche diroccate, case d’infanzia ingombre di polvere e ricordi. Vuole fare un po’ paura e un po’ sorridere, con echi di circo e di vecchi film dell’orrore, digressioni dodecafoniche e parentesi rumoristche. Auspicabilmente, vorrebbe anche far pensare e commuovere. E persino battere il piede a tempo.

Agli strumenti tradizionali ed etnici come banjo, balalaika, mandolino, dobro, violino, contrabbasso, fisarmonica, tromba, sega musicale, ukulele, armonium e pump organ si uniscono chitarre elettriche, un moog, strumenti autocostruiti, percussioni metalliche, campionamenti, un piano preparato e una vena di elettronica sfumata su suoni ambientali, per un viaggio che tocca Francia, America, Messico e Balcani, tra blues da palude, folk spettrale, post-rock notturno e persino musica kletzmer e fado, cantato con metrica, rime e teatralità nella lingua del country.

Le canzoni parlano di adattamento, di una cravatta che non s’intona al mondo, di ciò che finisce, di ciò che ritorna come l’amianto, di lettere senza risposta, di silenzi che rivelano sospiri di vento, mattini pallidi come la nausea e vuoti come la speranza, coltelli, cappotti, strade di campagna, rimpianti, gatti, cani, amici d’infanzia, polvere, pianeti e atomi, fiori, mosche, ruggine, letteratura russa, colpi di tosse, corvi alla finestra, padroni di casa in cortile, preti sulle scale, scheletri nell’armadio, bicchieri sul tavolo, questioni personali. L’album è prodotto da Roberto Abis, registrato ovunque, perfezionato al Superbudda di Torino da Giupi Alcaro e vede tra i compagni di viaggio Enrico Farnedi, (Goodfellas), Fabrizio Rat Ferrero, Valerio Corzani (Mau Mau, Ex), Davide Tosches e Vito Miccolis.

I Dead Cat in a Bag si formano a Torino circa 7 anni fa. I componenti della band sono tutti impegnati, in varie forme, nello spettacolo (colonne sonore teatrali, recitazione, riprese, regia). Il progetto è multiforme di natura, folk per attitudine, instabile per necessità. L’idea di base è quella di riattualizzare e personalizzare il cantautorato oscuro della vecchia scuola (che la critica rintraccia spesso nei nomi di Waits, Cave, Lanegan, Reed, Cohen) ibridandolo con la propensione al paesaggio sonoro, alla trasversalità degli arrangiamenti, alla sincerità della confessione, passando attraverso le influenze più disparate (oRSo, Calexico, John Cale, A Hawk and a Hacksaw, Pogues, Howe Gelb, Jacques Brel, Gyorgy Kurtag). Alcune canzoni sono tanto peculiari, nella loro semplicità, da non trovare facili paragoni e definizioni. E va benissimo così. Soprattutto, la voce è meno roca di quanto non sembri a un primo ascolto.

DEAD CAT IN A BAG è:

Luca Swanz Andriolo: voce, banjo, chitarra, chumbus, mandolino, balalaika, pump organ, percussioni
Roberto Abis: chitarre, tastiere, dobro, chitarra-banjo, viñuela, lap steel, armonium, moog, trattamento del suono
Andrea Bertola: violino, percussioni
David Proietto: contrabbasso
Scardanelli: fisarmonica, chitarra, zaino-batteria, sega ad archetto, pianoforte

compagni di viaggio:

Enrico Farnedi: tromba, trombone, flicorno, ukulele
Fabrizo Rat Ferrero: piano preparato
Valerio Corzani: basso-tinozza
Davide Tosches: piano, batteria
Luca Iorfida: vibrafono

I Dead cat in a bag (c’entra Mark Twain e non Schrodinger) sono un disincantato quintetto di Torino (Luca Swanz Andriolo, Andrea Bertola, David Proietto, Scardanelli, Roberto Abis) al loro secondo album per la ViceVersa Records. Una band che difficilmente lascia indifferenti, tra le più peculiari del panorama italiano. In Late for a song troviamo quindici brani ventosi in bianco e nero, dai testi poetici e non tristi a dispetto delle ambientazioni ma di certo drammaticamente profondi. La stabilità e forza dell’album è tutta nelle sonorità ibride create con un mix di strumentazione tradizionale ed elettronica che nei vari pezzi disegnano scenari western, balcanici, francesi e sud americani. Dal finestrino di un treno scorrono deserti, polvere e fiumi di città lontane tra loro e soprattutto da noi. Nulla di meramente tradizionale e passato, ma una riuscitissima opera di ritualizzazione degli scenari sonori alla Nick Cave con un aperto sguardo a Mark Lanegan (per dirne solo alcuni, perché ce ne sarebbero molti altri da citare)…
Siamo sempre alla ricerca di suoni potenti che ridimensionino traumi e sentimenti di ogni sorta; questo quintetto torinese li ha trovati. Spesso guardiamo indietro dicendoci che viviamo in un’epoca piatta, dopo aver passato in rassegna la nostra personale galleria di orrori musicali italiani (e non). È arrivato il momento di capire che è una pigra scusa: abbiamo tanto da scoprire e apprezzare e sicuramente i Dead cat in a bag sono fra i gruppi che ci risvegliano da questo insano torpore.
Gaia Caffio – JUSTKIDZ

A seguire “Lost Bags” del 2011, i Dead Cat In A Bag hanno confezionato un’altra pregevole raccolta di canzoni all’insegna di un folk per lo più notturno e straniante, i cui toni scuri sono enfatizzati dal canto cavernoso e sofferto. Per il gruppo torinese un nuovo viaggio fra cantautorato essenziale, sonorità bandistiche, atmosfere cinematografiche, blues, country, Messico e Balcani, che al confronto con il primo album ha guadagnato in consistenza e sfumature senza perdere in genuinità e ispirazione.
Federico Guglielmi – BLOW UP

I Dead Cat in a Bag nascono nel 2006 come duo formato da Luca Swanz Andriolo (liricista, compositore, cantante) e Roberto Abis (strumentista eclettico con un’appena sbocciata passione per l’home-recording e la produzione). L’idea iniziale è quella di lavorare su un suono legato al folk ma aperto a contaminazioni con elettronica, classica contemporanea, post-rock. Nel 2009 uno strumentale viene incluso nella compilation di Uovo Magazine (Bookmakers). Nel 2010 una versione rivisitata di In the Arms of Sleep viene pubblicata nell’omaggio agli Smashing Pumpkins della 42 Records (Albanopumpkins and the infinite Power), curata da Lorenzo Urciullo degli Albanopower, portando la critica a notare la band che pare quasi clandestina rispetto ai musicisti presenti sullo stesso album, tutti appartenenti alla scena siciliana. Nel frattempo il primo album è in lavorazione, presso la Zen Arcade di Catania, per la produzione di Marcello Caudullo. L’album vede la partecipazione di Liam McKahey dei Cousteau e di Massimo Ferrarotto dei Feldman e Ivan Bert, collaboratore quasi fisso al progetto. Nel 2011 esce Lost Bags (Viceversa/Halidon), che è nominato per il premio Fuori dal Mucchio e riceve un’ottima accoglienza critica, desiderosa di nominare eredi italiani per la tradizione del cantautorato maudit: ““Erano un duo post folk, oggi sono un ensemble allargato che centrifuga Waits, Cohen, Lanegan, Tindersticks, chanson francese e teatro tedesco, tex-mex e Balcani. Cantano sogni zingari senza mai essere pretenziosi. Questo è uno dei pochi cd che non mi stanco di ascoltare.” (Massimo Cotto, su Max). La presentazione avviene in diretta radiofonica nazionale, dal palco del Salone del Libro di Torino, poi la band promuove il disco con concerti propri e aperture ai concerti di Hugo Race, Bonnie Prince Billy, Dad Horse Experience, Fatalists, dopo aver partecipato al festival Collisioni. Nel frattempo, l’organico attraversa vari cambiamenti, dimostrando la forma aperta ed eterodossa dell’approccio musicale della band, fluttuando tra formazione di otto elementi e quartetto che non disdegna le esibizioni di strada. Le registrazioni dell’album successivo vedono impegnati Luca Swanz Andriolo alla voce, dobro, banjo, balalika, mandolino, pump organ e armonium, chumbus, Roberto Abis (non più chitarrista dal vivo, ma produttore artistico in studio) diviso fra chitarra, moog, campionamenti e strumenti MIDI, Andrea Bertola al violino, David Proietto al contrabbasso, il polistrumentista Scardanelli a piano, fisarmonica, percussioni, sega musicale e chitarra. Gli ospiti sono il jazzista Fabrizio Rat Ferrero al piano preparato, Simone Arloiro al clarino, Valerio Corzani al broomstick bass, Enrico Farnedi a fiati e ukulele, Vito Miccolis alle percussioni. Late for a Song(Viceversa/Audioglobe), è ultimato e pubblicato nel 2014 e si rivela ancora più personale e sperimentale, orientato verso un cantautorato teatrale e suoni definiti come industrial-country e funeral-balcan-tex-mex. “Né tradizionalisti né sperimentali, i Dead Cat In A Bag fanno musica che sembra esalare dalle ferite nascoste, dai viottoli dimenticati, dalle bettole in cui non entreresti. (…) Suonano come se fossero la faccia scura del nostro scontento profondo. Il loro percorso si sta facendo interessantissimo” (Stefano Solventi, Sentireascoltare). La presentazione avviene con un live sul Canale 2 di Radio Svizzera Italiana. Ora sono in cantiere una cover dei These Immortal Souls per un ampio omaggio alla scena australiana della Seahorse Records e un album incentrato su varie collaborazioni, da Julia Kent a Hugo Race, da Cesare Basile a Davide Tosches, da Salvo Ruolo ai Sacri Cuori. Nel frattempo Luca Swanz Andriolo in qualità di compositore, musicista e sporadicamente attore, ha collaborato con Valter Malosti (Verso Poe), Michela Lucenti & Artificio 23 (Horror Vacui), Circo Delicia, Balletto Civile (Peso Piuma), Kulturscio’k (Rosso Caffeina), Marta Di Giulio (In-canto Rosso), Migliora & Gabrielli (Un milione di alberi sacri) portando il più delle volte la musica e il nome dei Dead Cat in a Bag sui palchi teatrali europei. Un brano di Scardanelli è l’unico commento sonoro del film Le meraviglie, di Alba Rohrwacher, che lo vuole anche per il suo passaggio sul tappeto rosso al Festival di Cannes. Ad agosto 2014 i Dead Cat in a Bag partecipano al festival Strade Blu.

La formazione live, stabilizzata in quartetto, unisce strumentazione elettronica come pad e campionamenti (che rimandano ai suoni dei dischi) a elementi acustici come lo zaino batteria e la sega musicale, insieme a banjo, fisarmonica, violino, contrabbasso. Al repertorio della band si uniscono sporadiche cover, come una versione ironica ma accorata di Only the Lonely di Roy Orbison, una A Mother’s Last Words to Her Son di Washington Phillips intimista, Tango Ballad di Brech & Well in chiave filologica e una inaspettata cover pop resa straziante e zingaresca, da tener segreta.
www.deadcatinabag.org

I commenti sono chiusi.