17 dicembre: “ANTIGONE”

SABATO 17 DICEMBRE 2016 – ore 21.00:
Teatro Comunale di Dozza
Via XX Settembre, 51 – Dozza (BO)
Rassegna PERSONAE – Percorsi Teatrali
Compagnia Teatrale della Luna Crescente – Le Tre Corde Società Cooperativa
“ANTIGONE”
con: Cameron Beckett, Luca Cesani, Arianna Marani, Gloria Menduni,
Angelica Lucia Ritucci, Laura Tranchini
regia: Corrado Gambi

L’Antigone mette in scena un conflitto di valore universale, quello fra le leggi dello stato e quelle della pietà e dell’amore, e propone una riflessione sul tema della responsabilità individuale. Molto spesso nella storia l’obbedienza alle leggi e agli ordini è stata invocata come giustificazione per commettere o tollerare crimini orrendi; in molte occasioni invece il sottrarsi a leggi considerate “ingiuste” è stato un modo per giustificare l’illegalità. L’Antigone pone quindi alla coscienza, allora come oggi, un dilemma che non ha una risposta univoca, ma che impone ogni volta una riflessione ed una decisione: e proprio in questo stanno la sua forza e la sua perdurante attualità.

L’antefatto della tragedia classica, è noto…
Siamo a Tebe: il re Edipo, dopo aver scoperto di avere ucciso, senza saperlo, il padre Laio e sposato la madre Giocasta, si acceca e lascia la città. I due figli di Edipo e Giocasta si uccidono a vicenda in duello per conquistare il potere, ma poiche è stato Polinice a prendere le armi contro la città, il nuovo re Creonte decreta che il suo corpo non venga sepolto e sia lasciato in balìa dei corvi e dei cani. Antigone, nipote di Creonte e sorella dei due guerrieri caduti, decide di seppellire comunque il fratello morto, pur sapendo che questa disobbedienza le costerà la vita e nonostante i tentativi della sorella Ismene di dissuaderla: la pietà e l’amore glielo impongono. La collera di Creonte, quando apprende che la sua legge è stata violata, è tremenda: Antigone viene condannata a morire sepolta viva in una grotta. Troppo tardi, preoccupato da foschi presagi, il re dà ordine di liberare la fanciulla: le guardie trovano morti nella grotta Antigone ed Emone, figlio di Creonte e fidanzato di Antigone, mentre anche la regina Euridice si è uccisa per il dolore. Annientato, Creonte invoca la morte…

Fino a qui è Sofocle… Ma la versione di questa Antigone, è altro…
L’ambientazione è in una “morgue” diretta da un medico legale e da un inserviente che “raccontano” le vicende dei personaggi defunti, in una sorta di “affresco” onirico e ai limiti dell’alienato, ma mai macabro.
Qui, Antigone è una ragazza “selvaggia”, ribelle, inquieta e insoddisfatta, depositaria dell’eredità etica del padre Edipo, desiderosa di dare senso alla propria vita, totalmente incapace a scendere a compromessi, ancor più se mirano ad ottenere una falsa, ipocrita felicità “costi quel che costi”. Un’Antigone che arriva ai giorni nostri come simbolo di lotta a guerre e tirannie, metafora del senso della giustizia privata e collettiva, contro la mediocrità e lo squallore di una vita che scorre “voltando lo sguardo da un’altra parte”, fuggendo responsabilità e consapevolezza. E allora i personaggi del Mito si mescolano con i personaggi della Storia… di una Storia… di tutte le Storie…
Nello stesso tourbillon drammaturgico troviamo un’Antigone fiera “Jeanne d’Arc” contro l’ipocrisia, un Creonte malato, “morto ancor prima di esserlo”, un Creonte vittima e carnefice allo stesso tempo, prigioniero della sua “cecità” mascherata da etica…
Troviamo poi il medico e l’inserviente, “padroni di una casa abitata da morti”, anch’essi nel buio di una storia personale che li emargina e li “dimentica socialmente”…
Insomma un Grand Guignol che prende forma dai personaggi/cadaveri, “storie abbandonate” in modo differente, ma molto simili…“Teatro nel Teatro”, si potrebbe dire… in un grigio tempo storico che sembra, ahimé, non passare mai di moda…

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