3 dicembre: “D5, PANTANI – LA FATICA DI UN UOMO QUALUNQUE”

SABATO 3 DICEMBRE 2016 – ore 21.00:
Teatro Comunale di Dozza
Via XX Settembre, 51 – Dozza (BO)
Rassegna PERSONAE – Percorsi Teatrali
Sebastiano Gavasso – Alessandro Lui
“D5, PANTANI – LA FATICA DI UN UOMO QUALUNQUE”
scritto e diretto da: Chiara Spoletini
con: Sebastiano Gavasso, Alessandro Lui
consulenza di: Francesco Ceniti (“La Gazzetta dello Sport”)

Lo spettacolo intende raccontare la vicenda umana e sportiva di Marco Pantani. La timeline della vicenda ripercorre perciò le prime scalate con la bicicletta di quando era bambino, l’approdo alla squadra che lo rappresenterà per anni, la Mercatone Uno, le vittorie e le sconfitte, fino alla penultima tappa del giro d’Italia 1999, quando viene squalificato a Madonna di Campiglio con l’accusa di Doping. Ultimo capitolo della messa in scena quindi, l’arrivo nella “famosa” D5, la camera dell’hotel Le Rose che il campione affitta a Rimini per rinchiudersi in una solitudine silenziosa che lo porterà alla morte, che è un vero e proprio giallo, una messa in scena costruita maniacalmente a cui ancora oggi non viene attribuito un regista.

Ad affiancare la figura di Pantani nella messa in scena c’è Pietro Buccellato, il portiere d’albergo che ha ritrovato il cadavere del ciclista e che insieme a lui dall’inizio, ripercorre la scalata, trovando diversi punti di contatto con la sua storia personale.

Le atmosfere e le emozioni proposte sono inevitabilmente le più diverse, la storia che intende raccontare lo spettacolo sviscera le gioie e i dolori di due vite sacrificate.

Due vite di uomini con uno scopo, un obbiettivo, interrotte da qualcosa di più grande.
Due destini uniti a forza e costretti alla fine, per motivi diversi, ad accettare un compromesso.

A servizio del testo, e quindi delle informazioni anche puramente cronachistiche che hanno lo scopo di riportare i fatti per quelli che sono proprio per offrire una maggiore comprensibilità della vicenda, la messa in scena si avvale di pochi strumenti ma essenziali al coinvolgimento da parte del pubblico. La scenografia non è prettamente realistica, la selezione di alcuni elementi esplicativi del concetto generale si è rivelata fondamentale: il ribaltamento della realtà attraverso un gioco di specchi che mostrano altro da quello che si vede ad occhio nudo, l’uso del media sempre presente che è “personaggio” chiave della vicenda e di elementi evocativi che raccontano la fatica che muove un essere umano e che sposta e “mette in movimento” le cose, le rende vive, pronte all’azione sono gli unici elementi presenti in scena, che agiscono praticamente insieme agli attori e sui quali gli attori si muovono e con i quali interagiscono in modo estremamente realistico, ricercando una estrema verità interpretativa, raccontano i due protagonisti con un’attenzione puntuale che mira al passaggio limpido dell’informazione e dell’emozione.

Il passaggio tra cronaca ed emozione è continuo e il ritmo serrato lascia spesso spazio a momenti descrittivi degli spazi italiani che i due protagonisti hanno abitato, che influenzano in maniera decisiva i caratteri, gli atteggiamenti, quindi le scelte dei due attori protagonisti che passano dal dare la voce a personaggi veri, profondi e realmente coinvolti a vere e proprie maschere ridicole ma riconoscibili; surreali ma familiari. Il pubblico si troverà inevitabilmente circondato da linguaggi omologati, standard, finti, plastificati che tentano di schiacciare senza pietà la personalità di quella parte di mondo genuina, quella parte di mondo che non merita di “fare parte del giro”.

“L’urgenza che ci muove a raccontare questa storia prende vita dall’assurdità stessa della vicenda. Una cronaca di non troppo tempo fa trattata con menefreghismo, disattenzione e cattiveria. Una favola macabra, un sogno che si trasforma nel più nero degli incubi già dal 5 Giugno 1999, quando si gridava al doping, quando si strillava che Pantani fosse dopato, un drogato che aveva imbrogliato tutti, i conti non tornavano e oggi la cronaca da ragione a quei dubbi. Lo scorso settembre esce la notizia che la squalifica del ‘99 fosse la punta di un iceberg di diversi interessi camorristici e che l’esclusione del ciclista da quel Giro avesse uno scopo economico, assolutamente nulla a che vedere con la necessità di fare giustizia nell’ambiente ciclistico o di proporre riscatto, o ancora che ci fosse un interesse a difendere chi “era pulito”, perché nessuno lo era.

Ad oggi, possiamo affermare che Pantani fu un capro espiatorio: prima ingiustizia.

La seconda arriva qualche anno più tardi, quando nel 2004 il campione viene ritrovato morto nella stanza di una pensione di Rimini, la D5, appunto. Un giallo incredibile. Gli assurdi movimenti maldestri degli inquirenti, degli uomini del Ris, di chi ha condotto le indagini, dei medici coinvolti, dei testimoni mai ascoltati, della scena del delitto contaminata dai primi minuti di indagine, dalle misteriose fughe delle persone “informate sui fatti” e coinvolte, ci hanno mosso ad andare più a fondo, col “solo” intento di informare, di riportare i fatti a galla, per tentare di capire se è ancora possibile incuriosire con questa storia una donna o un uomo, per tentare di riconsegnare a uno sportivo che ha contribuito a rendere immortale la storia del ciclismo italiano, una dignità perduta e fin troppo maltrattata.

Tramite Change.org abbiamo promosso due petizioni:

- una il 14 febbraio 2016 , anniversario della scomparsa di Marco, per evitare l’archiviazione delle indagini sulla sua morte avvenuta nella stanza D5 del residence Le Rose di Rimini;

- l’altra il 5 Giugno 2016, anniversario dei controlli antidoping di Madonna di Campiglio che estromisero Marco dal Giro d’Italia 1999, per evitare l’archiviazione delle indagini relative all’intervento della camorra per contraffarne i risultati.

Per ciascuna abbiamo superato le 20.000 firme, oltre alla stima e al supporto della signora Tonina Pantani, della Fondazione Pantani e dell’avvocato della famiglia Pantani Antonio De Rensis.

Quella che è stata spesso definita la “battaglia artistica” della compagnia D5 dunque, oltre a interessare un pubblico che cerca esclusivamente l’intrattenimento, si propone anche a chi si sente parte della vicenda Pantani, dei tifosi dell’uomo, del campione, di chi segue il ciclismo e di semplici appassionati dello sport, curiosi e vogliosi di vedere finalmente lo spettacolo realizzato.”

Chiara Spoletini, autrice, regista e attrice. Master in drammaturgia e sceneggiatura presso l’ Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico in Roma. Finalista alla X Edizione del Festival delle lettere. Vincitrice del premio del pubblico al concorso TheatrAgon. Prima classificata per il monologo Cancro presso la I Edizione del Club dei Narrautori. Miglior attrice presso i Festival Antimafie e Dirittinscena. Menzione speciale presso la V Edizione del Festival Internazionale di Teatro di Varsavia. Nel cast del pluripremiato Dignità Autonome di Prostituzione di Luciano Melchionna. Ha lavorato inoltre con Emma Dante, Pierpaolo Sepe, Giancarlo Sepe, Matteo Tarasco, Pier Francesco Favino, Claudio De Maglio, Eric De Bont.

Sebastiano Gavasso, attore. Formatosi alla Scuola Internazionale di Teatro di Roma e al PAC – Perth Actors Collective di Perth, Western Australia. Tra i fondatori delle compagnie Les Enfants Terribles e Cattive Compagnie, con cui produce e interpreta gli spettacoli Toghe Rosso Sangue e Horse Head, vincitore del Roma Fringe Festival e ospitato al New York Fringe Festival. Menzione speciale all’ International Film Festival di Guadalajara, Mexico, per la docu-fiction Born in the U.S.E. di Michele Diomà. Nel cast del pluripremiato Dignità Autonome di Prostituzione di Luciano Melchionna e in Arancia Meccanica di Gabriele Russo. Ha lavorato inoltre con Laura Morante, Sergio Rubini, Francesco Rosi, Giuseppe Tornatore, Cosimo Alemà , Massimo Bonetti, Damon Lockwood e Mark Storen.
Alessandro Lui, attore. Formatosi alla Link Academy di Roma, al Centro Sperimentale di Roma e al LAMDA – London Academy of Music and Dramatic Art di Londra. Tra i fondatori del collettivo artistico DRAO, produttore dello spettacolo La distanza da qui di Neil Labute, diretto da Marcello Cotugno. Miglior Performer e Premio della Stampa alla VI Edizione di Teatri Riflessi di Catania per il monologo La 7ima verità di Gianni Spezzano. Nel cast del pluripremiato Dignità Autonome di Prostituzione di Luciano Melchionna. Ha lavorato inoltre con Emma Dante, Giovanni Veronesi, Ninni Bruschetta, Marcello Cotugno, Claudio Tolcachir, Nikolaj Karpov, Roberto Andò, Teò Ghill e Ryan Ellsworth.

Francesco Ceniti, giornalista. Lavora dal 2003 a La Gazzetta dello Sport, dove ha seguito in particolare lo scandalo Calciopoli e quello più recente del Calcioscommesse e si occupa, tra l’altro, di arbitri e moviole. Ha pubblicato diversi libri tra cui il romanzo I cassetti perduti (2004) e il saggio Un carcere nel pallone (2008, finalista al Bancarella Sport). E’ autore con Tonina Pantani, madre di Marco, del libro In nome di Marco (Rizzoli, 2013).

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