11 marzo: Wolf River – Tributo a Jeff Buckey

Venerdì 11 Marzo 2011 – ore 21
TRACKS – Tracce d’autore
WOLF RIVER – Tributo a Jeff Buckley
Michele D’Alessandro – chitarra e voce
Alessandro Bozza – basso
Davide Villani – chitarra
Youssef Ait Bouazza – batteria

I Wolf River nascono nel settembre 2009 da un’idea di Alessandro Bozza, che propone a Michele D’Alessandro il progetto. I due accomunati da una grande passione per Jeff Buckley, ne vogliono riproporre i grandi capolavori e diffondere le canzoni meno conosciute. La formazione necessita di una seconda chitarra, così entra nella band Davide Villani (subentrato a Paolo Bertoni da aprile 2010), jazzista. Nel giugno 2010 il batterista Youssef Ait Bouazza entra a far parte della band. Il 7 agosto 2010 i Wolf River partecipano alla serata “Dream Brother’s night Jeff Buckley tribute” tributo ufficiale a Jeff Buckley.

Jeffrey “Jeff” Scott Buckley (Anaheim, 17 novembre 1966 – Memphis, 29 maggio 1997) è stato un cantautore e chitarrista statunitense. Nel 1992 firma un contratto con la casa discografica Columbia Records, tramite il chitarrista e dirigente Steve Berkowitz (autore del mixaggio del suo primo CD, un EP dal titolo Live at Sin-é uscito nell’agosto del 1993, locale nel quale Jeff si esibì più e più volte agli inizi della sua carriera). Forma una band di supporto, di cui entrano a far parte: Michael Tighe, chitarrista, vecchio amico di Buckley; Mick Grondhal, bassista, fan di Jeff dai tempi dei suoi concerti alla Columbia University; Matt Johnson, batterista, ex Chainsaw Kitten. Partono allora per uno showcase-tour negli Stati Uniti ed Europa (con tappe in Inghilterra, Olanda e Francia, nazione nella quale fu molto apprezzato). In Italia si esibisce per tre volte (il 16 settembre 1994 a Milano, il 17 febbraio 1995 a Cesena e il 15 luglio 1995 a Correggio).

Si sente quindi pronto per incidere il suo primo album. Andy Wallace, che lavorò anche all’album Nevermind dei Nirvana, fu scelto come produttore. Jeff, volle inoltre, che Gary Lucas partecipasse alla produzione dell’album, suonando nelle tracce Grace e Mojo Pin. La band, quindi, si ritirò negli studi di registrazione di Woodstock per circa tre settimane. Il 23 agosto 1994 pubblica il suo lavoro più importante, Grace, un album di dieci tracce che fu osannato dalla critica musicale; ebbe vari riconoscimenti, tra i quali il “Gran Prix International Du Disque dell’Academie Charles CROS”, il disco d’oro in Francia e in Australia (nazioni dove il suo successo fu più evidente). Delle dieci tracce incise sette sono originali, mentre tre sono cover. Originariamente, nel disco, sarebbe dovuta rientrare anche Forget Her, ma Jeff decise di non pubblicarla, e venne quindi sostituita da So Real. Dal gennaio 1994 al febbraio 1996 Jeff è perennemente in tour per promuovere l’album: Nord America, Giappone, Oceania, Europa.

Nel 1996 Matt Johnson, batterista, lascia il gruppo, ma i motivi non sono affatto chiari: si parla di droga, stress o semplicemente voglia di sperimentare nuove strade. Venne sostituito inizialmente da Eric Eidel, e successivamente da Parker Kindred. Iniziano quindi i lavori per il nuovo album, che avrebbe probabilmente dovuto chiamarsi My Sweetheart the Drunk. La band si esibisce sotto falsi nomi nei locali dell’est degli Stati Uniti, durante il Phantom Solo Tour che parte il 6 dicembre 1996, quando si esibiscono con il nome “The Crackboats”. Altri nomi usati durante il tour furono: “Possessed By Elvis”, “Father Demo”, “Smackrobiotic”, “Crit Club”, “Topless America”. Chiude quindi il 14 e il 15 dicembre a Washington, come “Martha & The Nicotines” e “A Puppet Show Named Julio”. Il 14 febbraio 1997 Jeff parte con il gruppo, destinazione Memphis, per le registrazioni del nuovo disco. Il produttore designato è Tom Verlaine. Le sessioni terminano nel marzo 1997, dopodiché la band torna a New York. Jeff invece si trattiene a Memphis. Ma la casa discografica non è contenta del materiale. Jeff, richiama dunque la band invitandola a tornare a Memphis.

Il 29 maggio 1997 fra le 20 e le 21, prima di andare in studio, Jeff si trova con il suo roadie Keith Foti a bordo del furgone di quest’ultimo. I due si fermano nei pressi del Wolf River, affluente del Mississipi.
Jeff ha voglia di fare un bagno. Si immerge nelle acque del fiume con addosso i vestiti e gli stivali, e nuota a dorso fino ai piloni del ponte sull’autostrada, cantando il ritornello di “Whole Lotta Love”, dei Led Zeppelin.
Comincia a farsi buio. Keith richiama più volte Jeff chiedendogli di tornare a riva. Appare un battello nella direzione opposta, ed è troppo tardi: pochi secondi e Jeff Buckley scompare nelle acque del Wolf River.
Alle 21, circa, Keith chiama la polizia, che arriva un quarto d’ora più tardi e inizia a dragare il fiume. Successivamente telefona a Michael Tighe, a cui affida il compito di dare la notizia alla madre di Jeff, Mary Guibert, che si trova a Los Angeles.

La mattina del 5 giugno un passeggero del traghetto American Queen nota una sagoma di un corpo umano impigliato tra i rami di un albero che galleggia sotto il ponte di Beale Street, la via più importante di Memphis.
Il corpo di Jeff viene riconosciuto da Gene Bowen, tour manager di Buckley; il riconoscimento avviene grazie a un piercing all’ombelico e dalla maglietta che Jeff indossava al momento della scomparsa. Buckley, prima dell’annegamento, era di buon umore e, come risulta dalle analisi, sobrio e lucido, tanto che le cause dell’annegamento vengono imputate prevalentemente alla congestione e all’imperizia del pilota del battello finito sopra Jeff. Il 1º agosto 1997 si celebra l’ultimo addio a Jeff Buckley, nella chiesa di Saint’Ann a Brooklyn, lì dove era iniziata la sua carriera durante il Tim Buckley Tribute. La chiesa è gremita di persone, e la cerimonia si chiude con un discorso di Mary Guibert.
Nel corso degli anni successivi alla scomparsa verranno pubblicati vari album postumi come Mystery White Boy, Live a l’Olympia, Live at Sin-é (Legacy Edition), Grace Around the World.

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