Sabato 5 marzo 2016 “Blu”

SABATO 5 MARZO – ore 21.00
Teatro Comunale di Dozza
LE TRE CORDE – COMPAGNIA TEATRALE DELLA LUNA CRESCENTE

“Blu”

Presentazione/Performance del libro “BLU” di Silvano Emiliani (ed. La Mandragora)
con Corrado Gambi (voce narrante),  Dagmar Benghi (chitarra), Valentina Monti (voce)

Un’astronave preistorica…
Così inizia questo viaggio…
Potrebbe sembrare un ossimoro, ma nel caso di Silvano Emiliani… non lo è.
La figura dell’astronave racchiude in sé il concetto di viaggio, forse il più estremo che mente umana possa immaginare. Non è stato così forse per Jules Verne che, guarda caso,  ha “viaggiato” in mondi celesti e mondi sottomarini in un’epoca dove non era ancora possibile esplorare né gli uni né gli altri?
Ebbene, lo sguardo che Silvano ha in questo piccolo viaggio, quello che usa nell’esplorare ricordi, memorie, frammenti di infanzia, è un po’ quello stesso sguardo del visionario Verne. La fantascienza, nel cinema e nella letteratura, ci spinge ad uno “strano” esercizio… immaginare di abitare mondi lontani nello spazio e nel tempo, per riuscire a leggere bene, o con occhi diversi, il mondo che si abita nella realtà, cogliendo appieno la potenza evocativa della memoria… a volte con la nostalgia di un tempo passato, di un’età svanita, di una felicità sognata… a volte con il desiderio di nuova vita, nuovi incontri, nuove esperienze.
Silvano Emiliani è qui ciò che potremmo definire un “cyber-aborigeno”, laddove incarna colui che esplora sì l’ignoto con la tecnologia e la scienza, ma con la profondità della poesia, che sia “scritta” o “disegnata”.
Qui dunque, la ragione per cui l’astronave può essere anche “preistorica”. Immagine che contiene, appunto, una profondità dettata da una “storia” personale, da una memoria individuale, che diventa magicamente, attraverso i disegni e le parole, memoria condivisa con chi legge. Silvano parla e dipinge mondi e vite che sono parte di lui, e che riescono ad appartenere pure al lettore, in un gioco di rispecchiamento. Del resto, non è una piccola magia che capita anche quando ci si immerge nei libri di viaggi straordinari o nei racconti d’avventura? Tutto ciò non serve forse a provare a ri-pensare i propri ricordi, i desideri o i sogni della propria vita? Questo non è forse il gioco che si fa da bambini, quando si usa la formula fantastica del “facciamo che io ero”, per parlare contemporaneamente al passato e al futuro, sognando e immaginando per se stessi vite diverse e lontane?
Questo è ciò che si prova fin dall’inizio, leggendo Silvano Emiliani… nelle parole e nei disegni… nelle immagini che le sue parole riescono ad evocare, come fossero cartoline…
Cartoline da un tempo sospeso… Cartoline che “fissano” i ricordi, i volti, i luoghi, i pezzi di sé… e che aiutano a “fissare” nel presente la vita che si vive.
Cartoline che dicono “chi siamo”, come capita sfogliando vecchie fotografie.
Questo di Silvano, è un viaggio che ciascuno di noi può fare, con l’intento di una “ricerca”… ricerca di equilibrio nel tempo della propria vita… equilibrio tra il passato vissuto, un presente che corre veloce, e un futuro che resta ignoto… ricerca di un tempo felice, che diventa davvero tale, solo quando, ad esempio, viene condiviso con qualcuno… qualcuno che si ama, qualcuno a cui si appartiene.
Parole, immagini, suoni – sì, addirittura quelli! – che escono dalle pagine di un libro e che potrebbero essere state strappate dal “diario di bordo” di un vecchio comandante di un’astronave, di un sottomarino, di un veliero per esplorazioni scientifiche… o dal diario di un antico cartografo nella scoperta di nuove terre… con ri-flessioni, descritte e dipinte, su ciò che sta fuori e dentro di noi.

“Alcune strade portano più ad un destino che a una destinazione.”
Jules Verne (1828 – 1905)

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